Suicidio al Carcere Don Bosco, extracomunitario si impicca nel bagno.

PISA – Un detenuto extracomunitario di 46 anni ristretto nel carcere di Pisa si è impiccato questa mattina nel bagno della cella che condivideva con un altro detenuto.

carcere don bosco.

A a darne notizia in una nota è Leo Beneduci, segretario generale dell’OSAPP (Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria). Secondo il sindacato: “All’alba di oggi, presso l’istituto penitenziario pisano, un detenuto di origine ceca di 46 anni, in carcere per spaccio e con fine pena 2018, ha messo in atto un gesto auto soppressivo portandolo alla morte. Questa O.S., rammaricata per l’accaduto, esprime la propria vicinanza al collega di servizio sul piano, al quale comunque va il nostro plauso in quanto zelante e ligio ai propri doveri, visto che constatava l’insano gesto subito dopo che il detenuto l’abbia messo in atto, provvedendo tempestivamente a dare l’allarme facendo intervenire i sanitari di turno, che però nonostante i ripetuti tentativi di rianimare il detenuto, ne constatavano la morte. Sulla carta il sovraffollamento penitenziario la Toscana non sarebbe in condizioni critiche, a differenza di altre sedi, atteso che per i 3.246 detenuti presenti sarebbero 3.345 i posti della capienza c.d. “regolamentare” e, addirittura, 4.916 posti della capienza c.d. “tollerabile”, mentre nel carcere di Pisa a fronte di una capienza “regolamentare” di 288 posti sono presenti 261 detenuti, per cui è da ritenere che le cause che hanno portato ai gravi eventi di Firenze- Sollicciano, Porto Azzurro nei giorni scorsi e oggi a Pisa hanno altre cause, probabilmente, insite in un sistema e in una organizzazione che al di là dei numeri produce comunque disagio e sofferenza nell’utenza come nel personale.”

“Peraltro – prosegue il leader dell’OSAPP – l’episodio ingenera ulteriori e gravi dubbi anche rispetto ai criteri di gestione del lavoro in uso negli istituti di pena e riguardo alla considerazione istituzionale in cui è tenuta l’Amministrazione penitenziaria, in ambito nazionale e periferico, se da un lato risulterebbero contemporaneamente assenti per ferie il direttore e il comandante di reparto di Pisa nonchè il Provveditore Regionale, mentre nell’assoluta discrezionalità che compete all’autorità giudiziaria le indagini di rito a Pisa sono state comunque affidate ai militari dell’Arma dei Carabinieri e non agli appartenenti al Corpo di Polizia Penitenziaria benché colà in servizio. E’, pertanto, non solo urgente ma di vitale importanza – conclude Beneduci – che il Governo inserisca nella riforma della Giustizia anche la completa riorganizzazione dell’Amministrazione penitenziaria e, ad oltre 24 anni dalla prima, una nuova riforma della Polizia Penitenziaria”.

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