Sanità tra tagli e riduzione di personale

Riceviamo e pubblichiamo il comunicato stampa dei Delegati e Lavoratori Indipendenti su “Sanità e riduzione di personale”.

PISA – Parlare di sanità significa innanzitutto fronteggiare i tagli che colpiscono il diritto alla salute e le prestazioni socio sanitarie.
Liste di attesa interminabili per terapie e esami dai quali dipende il benessere e la salute stessa dei cittadini, una situazione ormai cronica determinata dalle politiche attuate negli ultimi 20 anni che hanno progressivamente depotenziato la sanità pubblica a favore di quella privata
Convincere noi stessi che la salvaguardia della salute pubblica è prioritaria è sempre piu’ difficile, prendiamo un solo esempio, quello dei costi di alcune prestazioni che se erogate da strutture private risultano piu’ celeri e a parità di costo. Quanti vorranno capire la ragione per la quale le liste di attesa siano cosi’ lunghe nel pubblico e indivuate le ragioni aprire un conflitto per restituire efficienza al servizio pubblico stesso?
Si è affermata la logica che i servizi pubblici non debbano essere necessariamente erogati da strutture pubbliche, tra gestione diretta e strutture in convenzione ormai non si fa piu’ differenza alcuna, non si guarda alle condizioni di vita e lavorative del personale delle strutture, ai loro contratti, alla busta paga, agli orari e ai carichi di lavoro. Non accade solo in sanità ma nell’ambito sociale ed educativo
La bassa sindacalizzazione della forza lavoro in convenzione meriterebbe un discorso a parte, una riflessione articolata che parta anche da una considerazione elementare: qual è il ruolo e la funzione sindacale? E’ possibile costruire vertenze comuni tra utenza e sindacato e con quali obiettivi?
La domanda non è fuorviante perché la sanità pubblica se è un valore aggiunto va difensa in toto non guardando solo i problemi dal punto di vista parziale di chi ci lavora ma con la finalità di rendere pienamente accessibile a tutti\e, a prezzi contenuti le prestazioni sanitarie nel loro complesso
La logica del pareggio di bilancio in sanità , come negli enti locali, ha solo prodotto danni, l’idea che si debbano abbattere gli sprechi non determina il miglioramento dei servizi erogati e condizioni di vita e di lavoro migliori, si pensa solo a ridurre i costi abbassando il costo del lavoro, riducendo i tempi di cura e le prestazioni, stabilendo tabelle di cura del tutto inadeguate
La logica del risparmio in sanità non permette mai di guardare a come si spendono i soldi, alle ragioni per le quali si accorpano gli ospedali (nel Meridione uno dei problemi cronici è quello di grandi nosocomi ai quali approdano da piu’ province, bacini di utenza di centinaia di migliaia di uomini e donne con il congestionamento inevitabile dei servizi
La logica dei tagli ormai riguarda anche il complesso sistema degli appalti, le centrali uniche di committenza sono finalizzate al risparmio che si traduce in meno ore e minore salario, riduzione degli organici e orari spezzati per le lavoratrici delle pulizie e della refezione
I piccoli ospedali non sono uno spreco come gli stessi ambulatori di quartiere, i servizi sociali legati ad iniziative permanenti e non sporadiche, a progetti vagliati non con la logica dei tagli. Tutti questi servizi rispondevano al bisogno di costruire servizi sul territorio, servizi capillari ed efficienti, sulla sanità non si risparmia per citare un vecchio slogan-
Nel settore pubblica, la sanità è il settore in maggiore sofferenza, non a caso la sanità ha subito i principali attacchi della Troika e in Grecia sono decine di migliaia i posti di lavoro perduti, migliaia di posti di letto soppressi con il ritorno di malattie debellate da anni, ritorno determinato dalla crescente miseria
Guardiamo infine alle problematiche inerenti la sicurezza del lavoratore over 50, la maggioranza dei dipendenti pubblici è ormai in questa fascia di età come evodenziano i dati del Ministero della Salute del 2011; i medici hanno una età media di 50,3 anni
Solo nell’ultimo lustro è aumentata di oltre due anni la età media di uscita dal lavoro, se all’inizio del secolo era di 60 anni ormai si va verso i 65 e da qui a 20 anni saremo alle soglie dei 70
Forza lavoro sempre piu’ vecchia, malattie professionali non riconosciute, infortuni e malesseri in aumento.

Rimandiamo ad una pubblicazione dell’ Inail – “Lavorare negli anni della maturità – Invecchiamento attivo, salute e sicurezza dei lavoratori ultracinquantenni”- che evidenzia alcuni dei rischi crescenti che la forza lavoro sempre piu’ avanti negli anni deve affrontare, problemi non solo muscolo scheletrici ma anche legati allo stress psico fisico.

Il “Testo Unico in materia di sicurezza”, il D. Lgs. 81/2008, specifica al comma 1 dell’art. 28, che la valutazione dei rischi deve riguardare tutti i possibili rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, pensiamo che lavorare in condizioni di disagio e di precarietà , lavorare nell’epoca dei tagli dovrebbe indurre il Governo e le regioni ad operare scelte diverse a partire dalla rimozione della Legge Fornero e rimuovendo i patti di stabilità in materia di sanità
Da qui bisogna ripartire per una iniziativa sindacale e politica, pronti a rimettere in discussione un agire sindacale ormai incapace di fronteggiare l’attacco complessivo ai diritti

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