Sabato al Teatro Verdi “Il Convitato di Pietra” di Giacomo Tritto

PISA – Dopo il Don Giovanni Tenorio di Gazzaniga, ecco che il Teatro Verdi di Pisa propone un’altra declinazione del mito di Don Giovanni, a Gazzaniga fra l’altro precedente: Il Convitato di Pietra di Giacomo Tritto, che debuttò durante il carnevale del 1783 al Teatro dei Fiorentini di Napoli per essere poi subito più volte ripresa a Napoli, Palermo e Catania.
L’opera di Tritto è in scena sabato sera (14 novembre, ore 20.30), nella revisione sull’autografo curata da Roberto de Simone. Dirige il M° Carlo Ipata (che, com’è noto, ha una consolidata esperienza nel repertorio sei-settecentesco, grazie anche all’accurato lavoro di ricerca da lui condotto con il progetto Tesori Musicali Toscani e con Auser Musici), qui alla guida dell’Orchestra Archè. La regia è di Renato Bonajuto, novarese, al suo attivo più di novanta regie liriche, ultima in ordine di tempo La Traviata in scena proprio in questi giorni a Livorno.

Nel cast Don Giovanni Vladimir Reutov (Don Giovanni), Daniele Piscopo (Pulcinella), Natalizia Carone (Donn’Anna), Piotr Woloszb (il Commendatore), Javier Landete (il Marchese Dorasquez), Elisabetta Farris (la Marchesa Isabella), Gelsomina Troiano (Lesbina), Marco Innamorati (Bastiano), Valentina Iannone (Chiarella). Maestro al cembalo Eugenio Milazzo; coordinamento scenografico di Giacomo Callari e Enrico Spizzichino, disegno luci di Michele Della Mea.

Il pugliese Giacomo Tritto (Altamura 1733 – Napoli 1824), ascritto a pieno titolo alla cosiddetta Scuola Napoletana, maestro del contrappunto sul cui trattato si formano tuttora gli studenti di Conservatorio, fu autore di ben 54 opere e godette all’epoca di un’ampia popolarità, inferiore di poco al Cimarosa e al Paisiello. Fu anche il primo musicista, di cui si abbiano fonti certe e documentate, a trattare il mito di Don Giovanni con il suo Convitato di Pietra (negli anni nostri riportato alla luce da Roberto De Simone al San Carlo di Napoli e poi al Festival della Valle d’Itria nel 2011), per il quale affidò la stesura del libretto a Giovanni Battista Lorenzi, considerato il più importante librettista dell’opera buffa napoletana del suo tempo. La collaborazione fra Tritto e Lorenzi fece sì che l’ambientazione sivigliana diventasse un puro pro-forma, essendo tutta l’azione trasferita idealmente a Napoli, città dove del resto, all’epoca, era ancora viva l’influenza del teatro spagnolo. Abbiamo quindi una forte connotazione dialettale e il ricorso a temi e schemi della Commedia dell’Arte. Di fatto la maschera di Pulcinella prende qui il posto del mozartiano servitore Leporello, diventando il vero protagonista che, esprimendosi nel sapido, concreto e talora anche scurrile linguaggio dialettale, entrando e uscendo dall’azione deputata, e rivolgendosi direttamente agli spettatori, trasforma la figura di Don Giovanni in mero esecutore di imprese progettate ed illustrate dal servitore. “Se nelle mie precedenti esperienze registiche con il Don Giovanni mozartiano – racconta Renato Bonajuto – ho scelto con convinzione la strada dell’attualizzazione, qui invece tutto sarà pienamente dentro una cifra volta a rendere appieno il senso di quella tradizione, cercando di restituire lo spirito sia della Commedia dell’Arte, e della figura di Pulcinella nell’immaginario collettivo, che della macchineria teatrale barocca, attraverso retroproiezioni che richiameranno quadri e incisioni d’epoca, e siparietti di tulle che scandiranno i cambi di scena. Si ride con questo “convitato” più di quanto si pensi – annota il M° Marcello Lippi nel programma di sala – ed è un riso liberatorio, che smitizza il protagonista e lo riporta a una popolarità irriverente della quale il popolo napoletano è sempre stato maestro. Le parti concertate sono molto vivaci; – evidenzia il M° Carlo Ipata – le arie sono molto belle. Nel complesso un titolo che vale la pena conoscere per seguire quella che è stata l’evoluzione del tema del Don Giovanni”.
L’ultimo appuntamento per seguire quell’evoluzione, lo ricordiamo, è poi il 21 novembre con la prima italiana assoluta in tempi moderni de Il convitato di pietra di Pacini, nell’edizione critica a cura di Jeremy Commons e Daniele Ferrari. Biglietti ancora disponibili per tutte e due le opere, per informazioni tel 050 941 111 e www.teatrodipisa.pi.it

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