Province, salta il riordino. Addio alla riforma

PISA – Il decreto sul riordino delle Province non sarà convertito: lo ha deciso, ieri sera, la Commissione Affari Costituzionali del Senato: troppi emendamenti da esaminare e troppo stretti i tempi imposti dalla crisi di governo. Oggi i capigruppo definiscono l’agenda. Obiettivo: votare la legge di stabilita’ il 20 dicembre. Oggi in consiglio dei ministri il regolamento che taglia prefetture e questure in 18 città.

DETTAGLI – Ieri sera si era tenuta una riunione ristretta dal presidente di commissione Carlo Vizzini, il ministro per i Rapporti con il Parlamento Piero Giarda, il ministro della Pubblica amministrazione Filippo Patroni Griffi e il sottosegretario Antonio Maraschini. “Il destino di questi mesi è di perdere occasioni importanti – ha commentato Vizzini – è stato fatto uno sforzo per trovare le condizioni complessive per approvare questo provvedimento atteso ma non è andato a buon fine”. “Il governo – ha commentato Patroni Griffi – ha fatto quello che poteva. Oggi ha preso atto della situazione”.  La commissione e il governo hanno analizzato la situazione, ritenendo che la enorme quantità di emendamenti presentati al provvedimento non permettesse di approdare in aula oggi pomeriggio come stabilito dal calendario del Senato. Deluso il presidente dell’Upi Antonio Saitta, secondo il quale sulla mancata conversione del decreto 188 hanno pesato i localismi e “chi vuole conservare così com’é l’organizzazione attuale dello Stato”.

NUOVI EMENDAMENTI – Due giorni fa la notizia che Pisa probabilmente avrebbe vinto la battaglia con Livorno. L’ultimo aggiornamento del decreto infatti recitava che «Diviene capoluogo di Provincia il comune già capoluogo della Provincia con maggiore popolazione residente, salvo diverso accordo». La provincia più popolosa infatti è quella pisana. Tutto comunque è stato vanificato dalla crisi di governo, e dalla notizia che il decreto non sarà convertito. I pisani, adesso, possono dormire sonni tranquilli.

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