Progetto Rebeldia: “A Pisa uno sgombero ogni sessanta giorni”

PISA – A Pisa negli ultimi 10 mesi uno sgombero ogni 60 giorni. E’ questa la media che nella città di Pisa, amministrata dal centro-sinistra con Sel in giunta, è stata raggiunta negli ultimi dieci mesi sugli sgomberi di spazi sociali.

A metà ottobre del 2013 il primo sgombero dell’Ex-Coloroficio Liberato, a metà dicembre il secondo sgombero sempre della fabbrica abbandonata e restituita alla città dal Municipio dei Beni Comuni, a metà aprile lo sgombero del Distretto 42 nell’ex-distretto militare di proprietà demaniale, e in questo mese di agosto prima lo sgombero di Spot a Palazzo Feroci di proprietà dell’Università di Pisa, e il 16 agosto l’ennesimo vile atto con il sequestro dei Vigili Urbani del casottino di Gagno, da poco rioccupato, di proprietà del comune di Pisa che il Comitato di quartiere dallo scorso febbraio aveva restituito agli abitanti di Gagno dopo anni di abbandono.

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Si tratta di una media da primato nazionale su cui riteniamo che occorra lanciare un fortissimo allarme sulla tenuta della democrazia nella nostra città. Esperienze di recupero e riqualificazione di spazi abbandonati che vengono sottratti alla speculazione e alla mercificazione vengono considerati dalle istituzioni di questa città, in primis il Comune di Pisa, un pericolo sociale e politico. L’autogestione è ritenuta una minaccia. L’unica cosa da tutelare sono gli affari e la proprietà.

Le istituzioni di questa città hanno ormai abdicato dal loro compito che è quello di applicare la nostra Costituzione a partire da quell’articolo 42 sulla funzione sociale della proprietà che tutte queste esperienze in forme e luoghi diversi hanno messo concretamente in pratica. Gli spazi liberati, le esperienze di autogestione nella crisi economica che stiamo attraversando sono una risorsa, sono luoghi di aggregazione e crescita contro l’individualismo e il profitto.

Si cerca di trasformare tutto ciò in un problema di ordine pubblico in nome di una presunta legalità. Per noi illegale è lasciare a marcire per anni immobili ed edifici che sono quel patrimonio comune che appartiene alle cittadine e ai cittadini.

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