Pisa 1909, cronaca di un fallimento annunciato. Ora serve dignità e attaccamento alla maglia

PISA – La più nera settimana della storia recente del Pisa (3 sconfitte di fila nell’arco di soli 6 giorni) sentenzia l’addio ad ogni residua speranza di accesso ai playoff – inutile aggrapparsi a rocamboleschi calcoli aritmetici di fronte all’atteggiamento ed alle prestazioni sul campo

di Giovanni Manenti

consegna alla storia come “Fallimentare” una stagione che, viceversa, era nata sotto tutti altri auspici e foriera, si pensava, di soddisfazioni per una tifoseria calda ed appassionata come poche a questi livelli. Come sempre, e – come quasi sempre – con colpevole ritardo, si va ora alla ricerca dei colpevoli, di quel (o quei) capri espiatori da esporre al pubblico ludibrio e cui addossare le responsabilità di una tale cocente delusione; ora, con il senno di poi, si afferma che Barachini (al termine del recente Pontedera-Pisa) non avesse poi tutti i torti a definire il Pisa “una squadra di figurine”; che i “Cavalli di ritorno” (leggasi Braglia) difficilmente ottengono i risultati sperati; che i cosiddetti “senatori” sono venuti a lucrare ingaggi di tutto rispetto infischiandosene di dare il proprio apporto di esperienza alla causa comune; che gli stessi non hanno aiutato i più giovani ad integrarsi; che i ripetuti mutamenti di modulo e di formazione non potevano certo dare continuità di rendimento e, conseguentemente, di risultati; che i tanto acclamati acquisti di gennaio non hanno risposto alle attese, e via dicendo …

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Tutto, anche troppo, giusto, ma l’errore più grande, a mio avviso, è stato quello di non accorgersi (o non volersi accorgere …) per tempo della piega che la stagione avrebbe fatalmente preso nonostante i ripetuti campanelli di allarme che il campo (e non solo ….) aveva periodicamente lanciato. (A DESTRA IL COLLOQUIO TRA I TIFOSI E LA SQUADRA AL PORTA ELISA DOPO IL DERBY PERSO CON I ROSSONERI)

Lungi da me l’idea di attaccare il Presidente Battini e la propria famiglia, cui non si può che dire mille ed altre volte mille grazie per l’impegno economico-finanziario profuso per l’allestimento di una rosa da tutti indicata come in assoluto la migliore non solo del nostro Girone, ma dell’intera Lega Pro – ed a tal fine mi vengono già i brividi al solo pensiero di quale potrà essere il nostro futuro qualora a fine campionato l’attuale proprietà decidesse, come peraltro già ventilato, di non proseguire alla guida societaria – non mi posso però esimere dal pormi degli interrogativi che, più che alla sua degnissima persona, sono rivolti all’entourage di cui si è circondato.

Non si può, difatti, per una analisi seria e ponderata della stagione, non rifarsi al mancato “ripescaggio” nella Serie cadetta che – a tutti i livelli – sembrava essere pressoché scontato; di questo oramai non parla più nessuno, ma, al di là della “scarsa simpatia” (eufemismo …) del Palazzo nei confronti della nostra Piazza, la “verità vera” su come siano andate le cose ancora non è data a sapersi; da ciò si è instaurata una sorta di “reazione a catena” che ha coinvolto un po’ tutti.

Ricordate come il Direttore Generale Pino Vitale – cui il Presidente aveva rilasciato una amplissima procura per operare sul mercato, salvo poi ridurne i termini ad inizio dicembre determinandone le relative dimissioni – avesse sbandierato ai quattro venti l’acquisto, in caso di ripescaggio, di quattro ulteriori elementi per poter degnamente competere in Serie B, e che questo avrebbe determinato la cessione di altri elementi della rosa in forza nella precedente stagione ? Chiaramente, i primi non sono mai arrivati ed i secondi non sono poi partiti, mantenendo di fatto lo stesso potenziale offensivo (Arma, Napoli e Giovinco) con l’aggiunta del solo Stanco ad irrobustire l’attacco.

Ma la rosa, si diceva, era più che competitiva per il salto di categoria e, pertanto, c’era solo da aspettare la “cavalcata trionfale” che ci avrebbe portato a fine stagione a raggiungere l’agognata promozione, ma i fatti, purtroppo, hanno dimostrato il contrario; difatti, anche chi non è pienamente addentro ai meandri di una Società calcistica, sa bene che nulla di positivo si ottiene se non attraverso un gruppo coeso ed una precisa unità di intenti a 360 gradi, mentre viceversa le prime crepe sono iniziate ad emergere con prestazioni non all’altezza delle aspettative che hanno sicuramente fatto insorgere insoddisfazioni e malumori nell’ambiente societario.

“La fiducia è una cosa seria”, diceva un famoso e datato slogan pubblicitario e tutti, dalla proprietà, ai media ed ai tifosi, ne hanno data fin troppa ad duo Braglia/Vitale, fidandosi delle loro rassicurazioni sulla bontà della rosa e sul fatto che, tanto, “i campionati si vincono a marzo” (sì, ma dagli altri …), così facendo passare in second’ordine le scadenti prestazioni fornite (in trasferta, da Piacenza in poi sembrava di assistere ad una sorta di “copia/incolla” con i risultati talora salvati da episodi favorevoli – vedasi Ferrara e Prato), perché, tanto, l’importante era “essere lì” che poi, con gli acquisti di gennaio, vedrete …..

Non entro nel merito sulla questione Vitale, anche se ritengo che colui che rilascia procura (Battini) abbia tutto il diritto – una volta verificato come l’utilizzo della stessa lo abbia esposto finanziariamente (“fatto certo”) a fronte di risultati non in linea con le aspettative e con il timore che così proseguendo il proprio impegno non sapesse quali cifre avrebbe potuto assumere – di limitarne i relativi poteri, e se ciò ha poi provocato le ire e relative dimissioni del Direttore, mi vien da pensare che, forse, tutti i torti il Presidente non dovesse averli …..

Sta di fatto che, con il nuovo Direttore Tomei, si è operato sul mercato di gennaio rinforzando ulteriormente la rosa con l’innesto di elementi di sicuro valore per la Categoria e che avrebbero dovuto far fare alla squadra quel “salto di qualità” necessario per raggiungere la vetta della classifica e, di conseguenza, la promozione diretta nella Serie cadetta.

Ed invece, dopo un promettente avvio del girone di ritorno, vengono nuovamente e più repentinamente a galla le magagne relative ad una conduzione tecnica non all’altezza della situazione, con decisioni riguardo ai moduli ed agli uomini impiegati che lasciano sconcertati e, come logica conseguenza, producono effetti devastanti sulla classifica, inducendo il Presidente Battini a compiere il gesto (“tardivo” secondo molti ….) di sollevare Mister Braglia dall’incarico – “blindato” dall’oramai famosa penale – tant’è che appare lecito chiedersi se il comportamento dell’allenatore non sia stato indirizzato proprio ad ottenere un tale atteggiamento da parte della proprietà, alla quale avrebbe rimproverato di non avergli messo a disposizione i giocatori da lui richiesti.

In questo clima di “scaricabarile” e “caccia alle streghe” era del tutto illusorio ipotizzare che il cambio di allenatore potesse portare dei vantaggi immediati; sicuramento il turno infrasettimanale non ha aiutato, ma l’aver aggiunto due ulteriori sconfitte ha fatto ancor più precipitare la situazione, sopratutto per quanto attiene al comportamento di parte della tifoseria nei confronti della squadra.

A tal riguardo, e per concludere, voglio precisare di non condividere tale atteggiamento, sia nei modi – la violenza è sempre da condannare, ancorché il tutto si sia poi limitato a qualche spintone – che per i tempi, poiché i tifosi devono (o, per meglio dire, dovrebbero ….) avere la capacità di percepire in anticipo cosa stia “bollendo in pentola” e farsi pertanto parte diligente nelle sedi opportune per verificare se vi siano le possibilità per una inversione di tendenza; con ciò – sia chiaro – senza voler minimamente incolpare la tifoseria dell’attuale situazione, dato che la stessa è tra i primi a rimetterci sia come esborso economico in fatto di biglietti, abbonamenti e trasferte che come delusione.

Come suol dirsi, “tutto è perduto fuorché l’onore”, e quindi ciò che resta da chiedere a questa tragica (dal punto di vista sportivo, chiaramente ….) stagione è di chiudere la stessa con dignità, facendo pertanto appello a coloro che in queste ultime sette (più il recupero con la Reggiana) giornate indosseranno di volta in volta i colori neroazzurri, di spendere sino all’ultima stilla di sudore per onorare una maglia che non merita di vedersi trattare come viceversa è accaduto da un mese a questa parte.

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