Oggi 6 agosto “Lo die di San Sisto”. 730 anni fa la sconfitta alla Meloria

PISA – Il 6 agosto di 730 anni fa, la repubblica di Pisa subiva una sconfitta dolorosa che si sarebbe poi rivelata fatale. Presso le secche della Meloria, le galee pisane furono sopraffatte da quelle genovesi. Ma questa giornata famosa a Pisa come  “lo die di Santo Sisto”, è comunque una data memorabile, dal momento che ha ricordi felici per Pisa dato che moltissime vittorie accaddero proprio in quella data. san_sistoCome nel 1003 quando la flotta pisana, comandata dall’ammiraglio Carlo Orlandi, vinse nelle acque di Civitavecchia una flotta saracena. Due anni dopo al comando di Pandolfo Capronesi le galee pisane assediarono i Saraceni a Reggio Calabria e conquistarono le città di Amantea, Tropea e Nicotra. Nel 1063 la vittoria più bella: la flotta repubblicana, comandata dall’ammiraglio Giovanni Orlandi, penetrò con la forza nel porto di Palermo ed ottenne un memorabile successo. Fu l’inizio della fine dell’espansione saracena nel Mediterraneo. E proprio Pisa ha il merito di aver fatto da apripista nel 1000, quando il condottiero arabo Musetto fu messo in fuga dai cittadini pisani guidati dalla leggendaria eroina Kinzica de’ Sismondi.  Grazie all’impresa di Palermo, fu possibile dare il via alla costruzione del Duomo, nel quale furono impiegati preziosissimi marmi.  Nel 1113, sempre il 6 agosto, altra pagina di gloria per la flotta dalla croce pallata: l’armata pisana, comandata dall’arcivescovo Pietro Moriconi, salpò verso le Baleari, conquistandole con una campagna protrattasi per oltre un anno.  Nell 1135 la conquista di Amalfi e nel 1282 venne sconfitta la flotta genovese a Porto Venere. E veniamo quindi alle note dolenti. Nel luglio del 1284 i pisani attaccarono Genova con 70 galee comandante dall’ammiraglio Benedetto Buzzaccherini ed ottennero ancora una volta una prestigiosa vittoria. Fu probabilmente il canto del cigno per una città che al massimo del suo splendore controllava la costa da Portovenere a Civitavecchia oltre all’intera Sardegna. Un mese dopo i genovesi armarono 130 galee al comando di Umberto Doria e giunsero a Pisa. Il grido di battaglia riecheggiò fino in città. L’arcivescovo Ruggeri benedì le 80 galee pisane, ma la croce che era sullo stendale del prelato cadde. Nessuno ci fece caso ma alla Meloria finì come tutti sappiamo.  L’esito fu devastante: 5mila morti e 10mila prigionieri, tanto che si diffuse il detto “Chi vuol vedere Pisa vada a Genova”. Il comandante della flotta era il conte Ugolino della Gherardesca che pochi anni dopo fu accusato di tradimento ed imprigionato nella torre del Gualandi, a morir di fame. Almeno secondo il fiorentino Dante Alighieri (vedasi il canto XXIII dell’Inferno della Divina Commedia).  Cominciò così la parabola discendente della potenza pisana, ulteriormente provata nel 1290 quando fiorentini, genovesi e lucchesi distrussero le torri del porto pisano, provocandone un interramento e l’inizio della fine. Sisto fu il primo patrono della città. Nel 257 assunse il titolo di pontefice e cadde poi vittima delle persecuzioni dell’imperatore Valentiniano il 6 agosto del 258. Fu venerato a Pisa fin da tempo immemore ed il suo culto decadde dopo la Meloria, e pian piano San Ranieri ne prese il posto.

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