No alle mafie a Pisa: una rete consolidata a favore della legalità

PISA – Mafia e Pisa. Due cose che fino a una ventina di anni fa non avrebbero mai avuto una relazione logica e che invece negli ultimi tempi sono legate da operazioni delle forze dell’ordine e task force interistituzionali nate per cercare di frenare l’influenza delle organizzazione malavitose sulle attività produttive.

Ultimamente ricordiamo l’operazione antiCamorra della guardia di finanza e della polizia di stato con la chiusura di 5 ristoranti-pizzeria. Inoltre sono sempre in azione i controlli da parte della Prefettura di Pisa per valutare la ‘limpidezza’ di aziende interessate ad appalti pubblici, anche dopo il rilascio della comunicazione antimafia, liberatoria necessaria per consentire l’avvio dei lavori. Su 1495 comunicazioni e 332 informazioni antimafia rilasciate dalla Prefettura nel 2013 per 76 aziende, il prefetto Francesco Tagliente ha disposto che il Gruppo Interforze Antimafia proceda ad ulteriori approfondimenti. Si tratta di aziende che, benché risultate prive di elementi ostativi alla banca dati, hanno sede legale fuori provincia ed operano nel territorio pisano con aggiudicazioni sotto soglia, sfuggendo in tal modo alle più rigorose norme previste dal Codice Antimafia. Titolari di aziende, passaggi gestionali e diversi cambiamenti di sede legale delle società sono solo alcuni degli elementi sui quali si sta concentrando il Gruppo Interforze. Ma le strategie antimafia delle istituzioni pisane per scoraggiare la presenza di associazioni mafiose sul territorio non si limitano a questo. E’ stata creata una vera e propria rete che possa funzionare da filtro. “I cittadini e gli operatori economici chiedono alle Istituzioni, alle Amministrazioni e agli Enti di essere garantiti nel diritto di essere e sentirsi sicuri. In particolare – ha detto più volte il prefetto Tagliente – i titolari delle attività commerciali ed imprenditoriali rivendicano il diritto di investire sul territorio senza timore di subire condizionamenti ambientali o una concorrenza sleale”. A Pisa, come detto, Prefettura, magistratura, DIA, questura, carabinieri e fiamme gialle, sono da tempo impegnate ad allontanare possibili infiltrazioni. “Da una attenta analisi delle condizioni del territorio pisano – ha spiegato in varie circostanze il prefetto – emergono elementi che fanno ritenere fortemente probabile l’interesse delle associazioni criminali ad inserirsi in modo sommerso e silente nel tessuto socio-economico pisano”. Da un lato, infatti, l’attuale difficile congiuntura economica, con la conseguente “stretta del credito” a livello nazionale, crea condizioni favorevoli per una contaminazione dell’economia legale da parte di imprese colluse o controllate da sodalizi criminali, che sovente utilizzano il grimaldello del finanziamento di soggetti economici, in crisi di liquidità, per inserirsi nelle imprese e, poi, dopo averle strozzate con tassi usurai, impadronirsene. Dall’altro – ha sempre ripetuto Tagliente – le peculiarità del territorio pisano, fanno ritenere assolutamente appetibile l’inserimento nel tessuto economico locale”. Da questa consapevolezza il prefetto si è fin da subito impegnato per avviare una serie di iniziative antimafia, a tutela dell’economia legale. E’ stato costituito presso la Procura della Repubblica un “desk interforze antimafia” tra Magistratura fiorentina e pisana, Forze di polizia territoriali e Centro operativo della Direzione Investigativa Antimafia, con l’obiettivo di monitorare l’eventuale ingresso nel tessuto economico locale della criminalità organizzata e adottare, di conseguenza, le opportune misure di prevenzione personali e patrimoniali. Non solo, è di novembre scorso, l’organizzazione insieme al sindaco di Pisa Marco Filippeschi, di una giornata tematica, formativa – informativa, presso la Scuola Superiore Sant’Anna, dedicata al nuovo Codice antimafia, per favorire la conoscenza da parte degli operatori del settore degli strumenti giuridici previsti dall’ordinamento. Quindi è stato firmato un Protocollo di legalità, per prevenire e contrastare le infiltrazioni malavitose nel settore del commercio e nelle attività imprenditoriali, tra la Prefettura, il Comune e la Camera di Commercio di Pisa, la Provincia e gli altri 36 Comuni della provincia pisana. Il Protocollo prevede, in particolare, l’istituzione di una “Commissione” composta dal Prefetto, dal Sindaco e dal Presidente della Provincia di Pisa, nonché dal Presidente della Camera di Commercio, Industria e Artigianato, o dai loro delegati. Il Comune di Pisa e gli altri 36 Comuni della Provincia si impegnano, con la sua sottoscrizione, a monitorare ed osservare i subentri ripetuti, da parte di società diverse o delle stesse società nella medesima licenza commerciale, all’interno di ristretti archi temporali, ma anche le ripetute volture di una stessa licenza per opera di società diverse. Gli stessi Enti sono tenuti, inoltre, a comunicare tempestivamente alla Prefettura le risultanze di tale monitoraggio, procedendo, in caso di certificazione interdittiva, alla sollecita revoca della licenza. La Prefettura si impegna, invece, ad attivare immediatamente le necessarie verifiche antimafia previste dalla legge. Per la Camera del Commercio (CCIA) di Pisa è previsto l’onere di mettere a disposizione della Prefettura il proprio patrimonio informativo, imperniato sulla ingente mole di dati del Registro delle imprese, consentendo, in particolare, il monitoraggio dei trasferimenti di ramo d’azienda e gli avvicendamenti nella titolarità delle imprese che avvengano in ristretti archi temporali, nonché i dati e le informazioni raccolte “sui costi della criminalità per le imprese”. Nel Protocollo è previsto, infine, l’impegno da parte della Prefettura ad interessare il Comando provinciale della Guardia di Finanza, nel caso in cui dall’incrocio dei dati forniti dai Comuni con le risultanze della Camera del Commercio, all’esito delle attività svolte, dovessero emergere situazioni anomale. L’humus antimafia di questa area ha anche prodotto la cosiddetta “White List”, alla quale le imprese interessate possono iscriversi attraverso un applicativo predisposto dalla Prefettura di Pisa, accessibile tramite il proprio sito web. Sistema che semplifica le procedure di iscrizione per le ditte virtuose, consentendo alle stesse di non produrre la documentazione antimafia per un periodo di 12 mesi. Nel mese di novembre 2013, la Prefettura di Pisa, nell’ambito delle misure adottate per il potenziamento del contrasto al fenomeno mafioso, previste dal “Piano straordinario contro le mafie”, ha attivato il Sistema informatico denominato Ma.Cr.O. (Mappe della Criminalità Organizzata), per la realizzazione di una mappa dei sodalizi criminali. Va ricordato anche l’approvazione, era il 9 marzo 2012, del “Codice Etico”, sottoscritto dal Comune tramine il sindaco Marco Filippeschi sul modello della “Carta di Pisa”, varata dell’Associazione Avviso Pubblico ed elaborata con la collaborazione con la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Pisa. Sempre il Comune ha dato attuazione agli indirizzi per l’organizzazione e il funzionamento del sistema comunale di prevenzione dell’illegalità e della corruzione. Linee guida per l’elaborazione del Piano anticorruzione e regolamento comunale della trasparenza” e sta dando attuazione al provvedimento. Insomma una maglia attraverso la quale le mafia difficilmente possono riuscire a trovare linfa vitale nel pisano, ma l’attenzione non è mai troppa e gli ultimi episodi che hanno riguardato il settore privato lo stanno a dimostrare.

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