L’integrazione spiegata dai bambini. La casa editrice Marchetti Editore bandisce un concorso

PISA – La casa editrice Marchetti Editore ha bandito un concorso letterario dal titolo “Sotto lo stesso cielo di stelle” per racconti inediti illustrati destinati ai bambini e alle bambine dai 6 agli 11 anni.

Perché «l’integrazione si costruisce con piccoli passi e azioni continue» commenta l’assessore al sociale del Comune di Pisa Sandra Capuzzi. Il concorso è composto da due sezioni uno riguarderà i racconti sull’interreligione e l’altro i racconti a tema libero, dove ognuno può inviare una propria storia inedita di qualsiasi tipo.

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Il racconto che sarà premiato in questa sezione deve portare il messaggio che tutte le religioni hanno pari dignità e vanno rispettate. Allo stesso modo (e fondamentale) pari dignità ha il non professare alcuna religione. Perché è fondamentale ribadire anche ai più giovani lettori che per vivere al meglio la vita, con se stessi e con gli altri, occorre in primo luogo rispettare tutti i diversi punti di vista. I racconti possono avere un tono più o meno serio ma non devono essere in alcun modo “catechesici”. Può essere interessante che contengano spunti di riflessione sulle religioni, ma non devono essere libri “informativi”. È importante che vi sia una storia, dei personaggi, che i bambini e le bambine vengano affascinati e coinvolti nella narrazione.

Il racconto vincitore di ciascuna sezione sarà pubblicato gratuitamente da Marchetti Editore con una prima tiratura (eventualmente seguita da ristampe) di 100 copie. Marchetti Editore si riserva, a seconda dei materiali ricevuti, l’eventuale decisione di pubblicare una raccolta di racconti, dunque scritti da diversi partecipanti. Il termine ultimo per partecipare al concorso è stato prorogato al 31 gennaio 2015. Sul sito www.marchettieditore.it (nella bacheca eventi e novità) si trovano regolamento e informativa sulla privacy per la partecipazione.

Il concorse segue un’altra iniziativa di interculturalità: gli abbecedari. In particolare si tratta di due libri scritti da Silvia Pierucci: Le lettere ebraiche spiegate a mio figlio e Le lettere arabe spiegate a mio figlio. Per far conoscere l’arabo e l’ebraico non soltanto a bambini e bambine “figli” di quelle culture ma soprattutto a bambini e bambine che non appartengono a quelle culture, nell’ottica di un ribaltamento del punto di vista. Perché la cultura sia un vero e proprio scambio. La lingua è il mezzo principale attraverso cui passano informazioni ma anche emozioni, la disponibilità ad apprendere una lingua “altra” è una disponibilità più ampia verso tutto “l’altro”. Mettere l’arabo e l’ebraico insieme, lingue semitiche con radici comuni, è un messaggio “di pace”, un ulteriore mezzo per cercare unione, condivisione e rispetto nella differenza.

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