Giovedì al Lux: La ragione delle mani

PISA – Emidio Clementi, detto Mimì, è un pezzo di storia della musica italiana. Sul finire degli anni Ottanta, a Bologna, fonda i Massimo Volume, con i quali incide cinque album e una colonna sonora, quella del film Almost Blue di Alex Infascelli. Teatro Lux GiardinoNegli anni ha collaborato con i progetti musicali più vari: dai PERTURBAZIONE ai Giardini di Mirò, dagli Ulan Bator a diversi progetti con Manuel Agnelli, tra cui gli Afterhours. Ma Mimì non è solo un musicista. Da più di dieci anni infatti scrive e propone i propri testi in reading musicali con i quali ha girato l’intera penisola. E’ proprio all’interno del suo laboratorio di scrittore che nasce il progetto La ragione delle mani, uno spettacolo di letture musicate su racconti di Emidio editi da Playground. Il progetto vede al fianco di Mimì Corrado Nuccini, fondatore, chittarra e voce dei Giardini di Miro’, band reggiana giunta al quinto album ufficiale. L’ultimo, Good Luck, è del 2012 ed è uscito per Santeria. Emidio Clementi e Corrado Nuccini condividono la passione per la parola scritta e il progetto “La Ragione delle Mani” raccoglie i recenti racconti di Clementi SOTTO forma di reading con l’accompagnamento musicale di Nuccini. Al progetto Mimì e Corrado hanno dedicato un BLOG: http://laragionedellemani.tumblr.com/ Il costo del biglietto è di 5 euro. Vista la quantità di posti limitata, sarà possibile acquistare i biglietti da martedì 8 dicembre, direttamente al CinemaTeatro Lux, durante gli orari di apertura. E’ possibile inoltre prenotare un posto scrivendo a cinemateatrolux@gmail.com o chiamando lo 050.550317, dalle 15 alle 19.

Rassegna stampa relativa al progetto: I racconti di Emidio Clementi danno la stessa sensazione di un taglio back-door. I protagonisti sono cantanti, musicisti, compositori, impresari, discografici ritratti in un momento di passaggio da uno stato all’altro. Niente pianificazione di TOUR indimenticabili, riflettori, microfoni, assoli applauditi, fan accecati dalle urla, dai testi imparati a memoria. I personaggi del mondo musicale fanno piccoli gesti lontano dal palcoscenico, movimenti minimi e strattoni improvvisi che hanno slittamenti quasi impercettibili o conseguenze evidenti.

(Giorgio Falco, La Repubblica)

Da Miles Davis a Glenn Gould: Emidio Clementi chiama a raccolta l’immaginario collettivo del nostro tempo e crea un suggestivo fondale per i suoi nuovi racconti – quasi sviluppandoli come atti di una rappresentazione teatrale. Ne viene fuori una dimensione transatlantica che ricorda il bianco e nero de “Lo stato delle cose”; il film di Wim Wenders.

(Vittorio Castelnuovo, Millepagine Rai)

Sono pervasi dalla musica i racconti di Emidio Cementi. Eppure, prima di tutto, sono racconti inquadrati con forza su volti/PERSONE/personaggi, seguiti da presso fino a svelarne PARTI nascoste, segreti, angoli oscuri.

(Paolo Melissi, Satisfiction)

Emidio Clementi ha portato la parola nella musica con dei modi, e delle grazie, tuttora inusitate, inedite. Oggi, da scrittore maturo, fa il percorso inverso. Dona ai racconti del suo nuovo libro, un sottotesto pregno di musica. Un’entità, un modo, un qualcosa che non viene mai preso di petto, né tantomeno spiegato. Viene piuttosto interpetato, declinato, attraverso le persone che la fanno, la vivono, ci campano, ci crepano. Ci credono, in qualche modo.

(Fabio Donalisio, Rollingstone)

Clementi muove senza toccarli personaggi dai nomi leggendari, li orchestra in un crescendo avvincente, si concede qualche nitidissima inquadratura fissa, evocativa come in un FILM. La sua poetica crede nella forza dei particolari che, più efficacemente di un «disegno d’insieme», possono dare vita a un mondo.

(Matteo Giancotti, Il Corriere della Sera)

Musica, dunque, a livello tematico e stilistico. Anche se poi, letti uno dopo l’altro, i diversi testi rimandano a un tema più profondo, cioè a una malinconia pensosa e sospesa, quasi un’amara elegia sul tempo che passa e non mantiene le sue promesse, sui sogni e gli entusiasmi giovanili poi ridimensionati dalla vita, sulle piccole e grandi ferite dell’esistenza. Dei musicisti, come di ciascuno di noi.

(Roberto Carnero, Il Sole 24 Ore)

Clementi non dissimula le influenze di mostri sacri della SHORT STORY americana, ma consegna un lavoro che non è certo imitazione e mostra i segni di un dialogo aperto con la tradizione letteraria italiana, collocandosi piacevolmente fuori dal tempo

(ANDREA Scarabelli, Pulp)

Con la discrezione del narratore-cronista, Emidio Clementi non interferisce in QUESTE STORIE; osserva, descrive, raccoglie impressioni, suggerisce sensazioni. Crea insomma dei piccoli mondi che trasmettono una sensazione di perdita, un risvolto di amarezza profonda e limpida, nei quali è facile immedesimarsi. E commuoversi.

(Bizzarre, Blow Up)

Clementi posa il suo sguardo benevolmente malinconico su quegli attimi, quei segni, quelle movenze che sembrano cambiare un’esistenza intera oppure lasciarla apparentemente inalterata, tanto sono impercettibili all’occhio umano. Lo fa con una prosa talmente personale da essere quasi fraterna, che fa trasparire un coinvolgimento motivo reale, anche quando subentra l’artificio della canzone e si innalza su quel sottofondo musicale di cui le storie sono intrise.

(Valentina Cassano, Il Mucchio Selvaggio)

E’ questo il modo migliore di raccontare la musica. Tutti la stanno saccheggiando, se ne appropriano le pubblicità, le vetrine dei negozi con i vestiti che non vogliamo permetterci, il cinema grossolano. Le PAROLE di Emidio Clementi, dolci e consapevoli, la tengono in vita.

(Maurizio Blatto, Rumore –libro del mese–)

 

 

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