“Controcorrente” d Giuliano Fontani: “La ricetta della felicità e la Curva dei Miracoli”

PISA – Torna la nostra rubrica “Controcorrente”, curata da Giuliano Fontani. uno dei decani del giornalismo pisano analizza in ogni suo dettaglio, la giornata dell’Arena di ieri pomeriggio.

di Giuliano Fontani

 

Alla fine della partita contro il Perugia ho scambiato volutamente alcune impressioni con dei tifosi che scendevano le scale dell’Arenainsieme a me.  Ho avvertito un pizzico di delusione e collezionato una serie di smorfie. Questo è il calcio, bellezza, mi sono detto parodiando la celebre battuta di “Quarto potere”. Non c’era molto da capire. La rete perugina ha dimezzato di un colpo il vantaggio che il Pisa aveva accumulato nel primo tempo grazie alle due fiocinate di Gatto e le speranze di qualificazione alla finale. La delusione stava tutta lì, paradossale, se si vuole, ma in qualche maniera logica nella sua incoerenza. Il gol del Perugia in realtà non ha impedito al Pisa di collezionare la settima vittoria consecutiva (dico, la settima…), di ribaltare la situazione di partenza della prossima partita perché saranno i nerazzurri ad avere a disposizione due risultati su tre e ci ha consegnato una realtà di cui era comprensibile dubitare e cioè che il Pisa è in grado di battere anche una squadra forte e attrezzata come quella umbra. Me ne sono andato riguardando, nella mente, il film della partita. In realtà il Pisa è andato assai più vicino al 3-1 di quanto il Perugia sia andato vicino al 2-2. Ne è testimone Rizzo, che si è visto respingere dallo spigolo interno del palo un tiro scagliato a botta sicura dopo un’azione travolgente e poi ha ciccato malamente un’altra conclusione favorevolissima. Stavolta, mi sono consolato, non diranno che il Pisa ha avuto fortuna..Francamente, però, non ho bisogno di consolazioni perché con un pizzico di maliziosa fantasia ho scoperto la ricetta della felicità: ho immaginato che il primo tempo fosse finito con il Perugia in vantaggio di un gol e che il Pisa, con una ripresa stratosferica, avesse prima pareggiato e poi vinto in rimonta, con quella botta di Gatto finita sotto la traversa. Un’apoteosi, un trionfo esaltante, l’energia per andare sotto la curva nord a gridare: serie B-serieB…

Già, sotto la curva nord. Lasciatemelo dire, la Curva dei Miracoli. Una definizione che mi suggerisce la coreografia dei ragazzi nerazzurri, quelle meraviglie che si mostrano al mondo in piazza del Duomo, come la chiamiamo noi pisani. Il Battistero, la Cattedrale, la Torre pendente mirabilmente ritratti in uno striscione che ha coperto gran parte della tribuna. Il nostro popolo ha mostrato il meglio di sé, come fa il buon commerciante con la sua vetrina. Un biglietto da visita riconoscibile in tutto il mondo, un’eredità che dice tutto di una storia e di una civiltà. Vengono in mente le scene di Good morning Babilonia dei due grandi registi pisani Paolo e Vittorio Taviani. Per chi non l’avesse visto: due fratelli chiedono lavoro ad un produttore cinematografico americano. Il cineasta chiede loro qualche referenza: cosa sapete fare? La fortuna vuole che alle spalle della scrivania ci
sia una gigantografia di piazza dei Miracoli. I due giovani rispondono con un gesto, puntano il dito contro la grande foto appesa al muro e mostrano le loro mani: Mani ruvide, callose: “Dottore, le vede queste mani, le mani dei nostri nonni. L’hanno fatto queste mani…..”. Basta così, vero? I ragazzi della Nord si sono presentati allo stesso modo. Forse molti di loro il film non l’hanno neppure visto (se l’hanno visto se lo ricordano) ma sanno cosa significhino in tutto ilpianeta il biancore splendente di quei marmi sul verde del prato e l’hanno portato in tribuna. Candida rappresentazione di un passato che non passa di moda, di capolavori senza tempo. La trilogia religiosa affidata ai simboli: la solidarietà dell’ospedale, la pietà del camposanto, la fede del Battistero, la preghiera della Cattedrale. E il campanile, quell’indice puntato verso il cielo, la speranza dell’aldilà che si salda ai valori terreni. Anche la passione sportiva, spesso, è vissuta come una fede. La spiritualità sta dove il popolo gioisce, freme, soffre, spera. Nessuno si scandalizzi o gridi al sacrilegio. Anche Papa Francesco ha la sua curva nord.

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