Azione del Teatro Rossi Aperto in Sovraintendenza

PISA – I manifestanti: “Da due mesi cerchiamo di rompere il silenzio tentando di instaurare un dialogo pubblico e partecipato”.

“Una poesia annerita, quattro minuti e trentatré secondi di silenzio: il contesto designa l’oggetto come artistico, lo fa portatore di significato. L’oggetto è in questo caso un silenzio che ha permeato un’esperienza anomala nel cuore di Pisa: è il silenzio che le istituzioni hanno voluto tendere attorno al Teatro Rossi Aperto, non contenti di quello che lo ha abitato per troppi anni. Appendere questo silenzio ai muri di Piazza Carrara, eseguire questo silenzio tra le mura della Sovrintendenza, ispirandoci a Man Ray e John Cage è un gesto di riappropriazione: vogliamo far parlare questo vuoto come abbiamo dato voce e corpi allo spazio del Teatro Ernesto Rossi.

Da due mesi cerchiamo di rompere il silenzio tentando di instaurare un dialogo pubblico e partecipato con la Sovrintendenza. Abbiamo richiesto la documentazione sullo stato dei lavori e impianti all’interno del teatro, per poter dar vita a un reale progetto di recupero e funzionalizzazione dello spazio praticabile – foyer e platea. Inascoltati, abbiamo tuttavia prodotto, con l’aiuto di tecnici e artigiani di ambito teatrale, alcuni modelli di nuovo utilizzo dello spazio. Intorno a questo lavoro non c’è altro che il brusio delle interlocuzioni informali, le voci di corridoio e le pacche sulle spalle della politica locale.

Con la pratica quotidiana di lavoro e di cura all’interno di questo spazio, stiamo cercando di costruire un nuovo modello di gestione pubblica e partecipata di un bene comune restituito alla città, dall’inestimabile valore storico-artistico. Una piazza coperta per una città in cui il lavoro culturale ha molti volti e un unico denominatore: la precarietà al tempo della crisi.

Hanno abitato e alimentato questo Teatro con noi tra gli altri: Gabriele Vacis, Enrico Ghezzi, Philippe Garrell, Nicola Toscano e Alessandro Danelli (Les Anarchistes), Claudia Melli, GogMagog, César Brie, Maria Grazia Cipriani e il Teatro del Carretto, Isabella Staino. Federica Giardini, Maurizio Iacono, Alessandro Benvenuti, Gilda Policastro, Antonio Prete, Mario Cristiani, Luigi Blasucci, Beatrice Monroy, Carlo Ipata, Vinzia Fiorino, Carla Benedetti, Giovanni Giovannetti. Insieme a loro molti artisti emergenti hanno trovato nel Teatro Rossi Aperto lo spazio per esprimersi e presentare al pubblico il proprio lavoro.

Il Teatro Rossi Aperto: la sigla si riassume in un TRA. Il soggetto che in questo luogo ha trovato coraggio di ridare voce e vita a una meraviglia settecentesca dell’arte italiana, tenuta nascosta e abbandonata al degrado, dà senso a questa sigla. TRA precari dell’arte, della ricerca e studenti, TRA cittadini attivi ed artisti, TRA questa gente puoi trovare il senso di una pratica comune di condivisione di un’idea e di uno spazio di cultura. Questo è il Teatro Rossi Aperto oggi. E non lo si può ignorare”.

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