Andrea Pieroni si candida al Consiglio Regionale presentando al sottosegretario De Micheli le grandi risorse del territorio pisano

PISA – “È un amico, sempre disponibile e competente. Ma da oggi basta chiamarlo Andrea, chiamatelo Pieroni, perché Pieroni è quello che dovrete scrivere sulla scheda”. È chiara e forte la “benedizione” del sottosegretario all’Economia De Micheli, oggi al centro Maccarone di Pisa, ospite del comitato Pisa per la Toscana, nato in vista delle prossime elezioni regionali e che ha scelto come candidato al consiglio Andrea Pieroni, tra l’altro presidente della provincia di Pisa per due mandati.

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Francesco Nocchi, segretario provinciale del Pd, aprendo l’incontro, ha rilanciato quella che è diventata la missione del comitato Pisa per la Toscana, invitando a “riflettere sull’enormità del dato dell’astensionismo alle recenti regionali. Abbiamo vinto – ha detto Nocchi -, abbiamo conquistato le due regioni, ma non possiamo fermarci a questo. Dobbiamo agire con grande rispetto nei confronti di chi non ha votato. Il Pd non sta insieme con la disciplina di partito, deve fondarsi sulla condivisione. Lo stretto rapporto che ho con Andrea mi permette di dare qualche suggerimento per la campagna elettorale, proprio in virtù di questa condivisione”.

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Il comitato Pisa per la Toscana Una condivisione intrinseca nell’intervento di Pieroni, che non parla di sé, ma del comitato Pisa per la Toscana, diffuso in tutte le zone della provincia e che lo ha scelto come candidato al consiglio. In un auditorium gremito di pubblico, la prima uscita ufficiale. “Interpreto questa presenza massiccia – ha detto Pieroni prendendo la parola – anche come segno di apprezzamento per il lavoro fatto in questi anni come presidente della provincia di Pisa. Oltre che come segno di vicinanza rispetto a un percorso che da oggi, in modo ufficiale, prende il via”. A partire proprio da quel dato sulla disaffezione, che serve da stimolo a dover essere credibili. “Le parole del segretario Nocchi – precisa Pieroni – ricordano come dobbiamo prenderci carico della disaffezione degli elettori nei confronti della politica. Per questo iniziamo a parlarne con tempi ampi e con l’intento di ascoltare tutti. Il programma non è il mio, ma il nostro. Nessuno può farcela da solo, per questo Pisa per la Toscana è un luogo, senza i limiti dei luoghi fisici, che si apre a tutto e tutti per accorciare le distanze con la gente e i suoi problemi che devono diventare delle istituzioni, chiamate a dare risposte in tempi rapidi”.

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La candidatura. Con una convinzione alla base dell’impegno: “Riteniamo che Pisa possa dare molto alla Toscana perché è luogo di eccellenze e ricchezza di diversità. La Regione non può avere un ruolo burocratico, anche alla luce dell’abolizione delle Province ma anche della riforma già in atto. Per questo ringrazio chi è qui: i singoli, i sindacati, i sindaci, gli imprenditori e i rappresentanti delle associazioni di categoria, perché hanno capito che bisogna dibattere, discutere, confrontarsi. E bisogna farlo insieme”. Sulle ragioni della sua candidatura, Pieroni è chiaro: “Amo questo territorio che è il mio territorio. L’ho amministrato per dieci anni nei quali ho imparato ad amarlo anche di più. Ne conosco le potenzialità e i bisogni, e le persone straordinarie per capacità e intraprendenza che lo compongono. Molte delle competenze in carico alle Province andranno in Regione e su questo io posso dire la mia. Ci sono lavoro, formazione, difesa del suolo, ambiente, agricoltura, turismo e rischio idrogeologico. La cronaca ci insegna che questi temi non possono essere affrontati con leggerezza o senza un’approfondita conoscenza del territorio. Con il Pd, l’unico partito capace di dare risposte e pianificare il futuro”. Poi Pieroni ricorda un evento che per l’allora presidente Pieroni è stato unascuola di vita e che a molte persone, invece, la vita l’ha cambiata. “Nel 2009 – ha detto -, poco dopo l’inizio del mio secondo mandato, era la mattina di Natale quando il Serchio ruppe gli argini a Nodica. In tre giorni tamponammo la falla, con gli occhi di Bertolaso e del Paese puntati addosso. Poi abbiamo lavorato per non farle riaprire, quelle falle, da nessuna parte. Per mettere in sicurezza il territorio garantendo la manutenzione. Non vogliamo le telecamere e i riflettori se arrivano dopo le emergenze. Vogliamo la tranquillità che solo la sicurezza ci può dare. Vogliamo andare a letto sereni, chiudere le aziende tranquilli, almeno da quel punto di vista. Per poterci concentrare su altre cose. A partire dalla consapevolezza che sono troppi gli enti che hanno competenza su questa materia, fornendo l’alibi per lo scarica barile”. Ma la priorità, secondo Pieroni, non può che essere il lavoro. “La Regione può creare le condizioni per attrarre investimenti dall’estero e dare fiducia agli imprenditori per farli investire sul proprio territorio. Dobbiamo pensare anche a chi non è più giovane e perde il lavoro: c’è bisogno di realizzare che la disoccupazione non è più solo giovanile, ce lo hanno insegnato le crisi aziendali che abbiamo seguito come Provincia in questi anni difficili. Ai giovani, invece, servono spazi per mettere a frutto le proprie competenze, a partire dalle scuole che devono essere aiutate a mettersi in contatto con le aziende. Vorrei che la Toscana diventasse il luogo in cui i giovani possono coltivare il loro futuro”. Nell’Italia dei campanili, Pisa è una provincia di territori, ciascuno con sue peculiarità.

Per i territori. “Al sottosegretario De Micheli affido la preoccupazione dei Balneari che hanno bloccato gli investimenti in quel settore a causa dell’incertezza sul futuro. Le affido anche la Nautica, una risorsa insostituibile: la vicenda dei Cantieri di Pisa è emblematica, qui si soffre da tre anni e ora, forse prima di Natale, si potrebbe arrivare alla soluzione. Sarebbe proprio una bella notizia”. Sull’aeroporto, Pieroni non si arrende, lo ha sostenuto durante i suoi mandati da presidente e lo sostiene ancora: “La pista di Firenze-Peretola deve essere lunga 2mila metri e non di più, così come fissato con il Pit, altrimenti si rischia quella concorrenza con Pisa che tutti dicono di voler evitare. Il Galilei deve continuare a crescere fino ai 7 milioni e mezzo di passeggeri, come nelle sue possibilità”. “La Valdera è un territorio eterogeneo, nel quale c’è la sintesi della provincia di Pisa, dove convivono agricoltura, artigianato e grande industria e turismo: la Piaggio si fermerà per un mese, lo abbiamo saputo oggi. Quella azienda non può fermarsi, perché ha le potenzialità per competere con gli altri produttori concorrenti. Spero che ora che Colaninno è più libero dalla vicenda Alitalia, si concentri su un’azienda che ha saputo internazionalizzarsi e che deve mantenere a Pontedera non solo la testa ma anche le braccia.” Internazionale, come il 40% di export del nostro Distretto Conciario. “Del distretto del Cuoio fanno parte 600 aziende, 8mila persone ci lavorano direttamente o indirettamente producendo il 98% del cuoio per la calzatura, il 35% delle pelli, per un valore annuo di 1,5 miliardi di euro. Questo patrimonio non è solo della provincia di Pisa, ma anche della Toscana e del Paese ed è frutto di un miracolo. C’è stato un momento in cui si è raccolta la sfida e quelle aziende sono ancora lì. Il mio impegno sarà su tutta la provincia, da Pisa, con la sua storia e le sue eccellenze universitarie, verso la Valdicecina dove occorre colmare il gap infrastrutturale, anche per salvaguardare i siti industriali a partire dalla geotermia; il Lungomonte pisano anche quale polo ambientale di pregio.”

De Micheli in sintesi. “La parola cambiamento oggi non dà più speranza – ha esordito la sottosegretario -. Perché la profondità del problema ha bisogno di profondità di risposte. Non possiamo dire a un 30enne che deve andare all’estero. È la sua società che deve
dargli possibilità, è su questo che dobbiamo lavorare. Ora la cosa più importante è la legge di stabilità. Abbiamo detto e scritto che è necessaria la defiscalizzazione del contratto precario per farlo diventare a tempo indeterminato. Poi ci servono i soldini, ma il cambio c’è ed è scritto. Abbiamo stabilizzato il debito pubblico grazie alla manovra di Letta. Ora dobbiamo trasformare questo in misure rispetto alle quali l’Europa deve darci rispetto”. Sulle vicende interne al partito, De Micheli ribadisce ciò che con i fatti ha dimostrato. “Io non credo nelle scissioni. Non ci sono le condizioni. Credo che ci debba essere una legittimazione reciproca tra renziani e non renziani”. E sull’attualissimo Jobs Act precisa: “Vuole aumentare i posti di lavoro. Questo è l’obiettivo del Pd, poi possiamo discutere sulle modalità, ma dobbiamo tenere questo in mente. Puntando su credito e innovazione, dobbiamo aiutare le piccole imprese, ma anche le grandi su questo. Anche qui dobbiamo coinvolgere il sindacato e incentivare chi vuole il cambiamento finanziandolo”.

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