Amici di Pisa: Province, tra qualche mese alcune di esse decadranno

PISA – Riceviamo e pubblichiamo alcune considerazioni degli Amici di Pisa. “Le attuali e gravi vicende politiche nazionali, ci hanno distolti dalle questioni relative alle riforme istituzionali impostate lo scorso anno dal Governo Monti a mezzo di semplice decreto

-su cui pende il giudizio della Corte Costituzionale – e finalizzate alla disattivazione di quelle Province i cui presidenti, giunte e consigli provinciali italiani sono in scadenza di mandato e non più rieleggibili. L’esecutivo Monti decideva -senza regolare passaggio di riforma istituzionale e tra le legittime proteste generali- di accorpare a tavolino le Province, la trasformazione delle stesse in enti di secondo livello come intermedi senza suffragio universale con l’unico vantaggio -pretestuoso e indimostrabile- di un generico risparmio di spesa pubblica. In sostanza il Governo Monti tagliava una pagliuzza della spesa pubblica e non le travi che la compongono, prime fra queste le Regioni che notoriamente sono state la prncipale causa del dissesto finanziario dell’apparato pubblico.

Ad oggi, al posto dei suddetti organi politico-istituzionali dovrebbe arrivare un commissario che guiderà le amministrazioni provinciali in scadenza di mandato fino alla fine del 2013. E’ evidente che regna non l’incertezza, ma il caos istituzionale, politico e amministrativo più totale: non è noto chi sarà nominato il commissario per la provincia di Pisa, ma soprattutto non è ancora dato di sapere quali funzioni saranno mantenute in Provincia e quali passeranno ai Comuni o alla Regione. Ed ancora, i dipendenti delle province come saranno inquadrati e con quali criteri verranno gestiti nel passaggio alle altre amministrazioni dello Stato?. Se l’aspetto della perdita di rappresentanza elettorale non scaldasse una parte di opinione pubblica e nemmeno quella relativa all’identità territoriale (non ci si dichiara mai toscani, ma pisani, lucchesi, livornesi e fiorentini!) ciò che dovrebbe interessare è il chi fa che cosa delle defunte (speriamo ancora di no!) Province. Il caso grave della giunta regionale siciliana che ha demolito un ramo istituzionale più debole a lei con un atto tutt’altro che costituzionale, ha in seguito formalizzato la costituzione di consorzi volontari tra comuni che dovranno assumere le competenze e le funzioni prima a carico delle province. Occorrerà verificare se tale modello organizzativo sarà esportabile in tutto il Paese; osserviamo che nella vicina Libia, reduce dal post dittatura, la politica sta cestinando le aree regionali per riattivare le province. La più evoluta Italia, invece pare non essersene accorta nonostante i continui richiami del Parlamento Europeo a salvare le Italiche Province.

La “via siciliana” delle riforme ha il merito di riportare in auge una vecchia idea della nostra Associazione sul Comune Unico dell’Area Pisana: l’unione dei comuni tra Pisa, S. Giuliano Terme, Vecchiano, Cascina e forse anche dei comuni del lungomonte (Calci, Buti e Vicopisano) per creare quella entità territoriale ed amministrativa che porterebbe alla costituzione di un comune prossimo ai 200.000 abitanti. Si potrebbe disporre di potenzialità molto superiori a quelle delle singole amministrazioni con un risparmio di costi non indifferenti. Il Comune Unico dell’Area Pisana eviterebbe il trasferimento di altre funzioni alla Regione i cui organismi, in ambito nazionale soprattutto, sono state la prima concausa del dissesto amministrativo-economico-finanziario dello Stato. Il Comune Unico dell’Area Pisana è la soluzione regina per attenuare i disastrosi effetti della politica dei “volumi zero” per Pisa già propugnata da qualche forza politica: Pisa deve costruirsi un futuro per tutti, non solo per qualcuno!”

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